Il denaro ha sempre avuto un fascino anche nel mondo musicale ed è stato visto spesso in relazione stretta al successo e al potere: soldi, lusso sfrenato irriverente, condito da uno stile di vita in cui si sperperano senza troppi rimorsi e sensi di colpa gli introiti musicali, sono stati lo stile di vita di numerosi artisti, basti pensare all’esempio di Pupo[1] o alle bizzarrie di eccessi dei Rolling Stones, solo per fare due esempi, tra i tanti, molto lontani per geografia e generi musicali.
Proviamo ora ad analizzare una serie di canzoni che possono aiutare a vedere come il tema del denaro si sia trasformato nel tempo e nella cultura musicale.
Nel 1973, i Pink Floyd pubblicano uno dei loro maggiori successi, “The Dark Side of the Moon”, pietra miliare nella storia del rock. Il singolo che lancerà l’album sarà il brano intitolato “Money”, con l’inizio geniale del suono di un registratore di cassa e il tintinnio continuo delle monete, creato dal bassista Roger Waters e dal tecnico del suono Alan Parsons. Esprime chiaramente “il lato oscuro della luna”, con l’espressione
Money, it’s a gas / Grab that cash with both hands and make a stash
(Soldi sono un gas / Afferra quei soldi con entrambe le mani e metteteli da parte)
che ricorda molto bene anche l’immagine del giovane rappresentato nel dipinto del Caravaggio della Vocazione di San Matteo, nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma, che con la mano afferra il denaro sul banco e il cui sguardo è ripiegato unicamente verso le monete, totalmente indifferente della luce divina che lo inonda. L’afferrare è proprio l’atto del possedere con forza, ben differente dal prendere, e indica una forza istintiva, eccessiva, esclusiva. Anche il metterli da parte, farne una scorta, indica il desiderio di accumulo, come se non fossero mai abbastanza.
Successivamente si parla direttamente del denaro come un crimine – Money, it’s a crime (Soldi, sono un crimine) – e di come non sia possibile suddividerli in parti uguali attraverso un verso che contiene un paradosso:
Share it fairly but don’t take a slice of my pie
(Condividili equamente ma non prendere una fetta della mia torta).
Infine, senza un linguaggio metaforico, si dice espressamente che tutto il male del mondo ha un’origine di tipo economico,
Is the root of all evil today (Sono l’origine di tutti i mali),
mettendo in evidenza il potere del denaro sull’essere umano e di come esso possa corrompere e distruggere la sua natura.
Quasi dieci anni dopo, siamo nel 1985, i Dire Straits raggiungono il successo con il brano intitolato “Money for nothing”, conseguendo anche ottimi introiti derivati dai diritti d’autore. La canzone ha come tema la facilità con cui un artista rock può arricchirsi con una singola canzone. L’autore, Mark Knopfler, chitarrista e leader del gruppo inglese, ha scritto “Money for Nothing” ascoltando le frasi piene di disprezzo da parte di un operaio che mentre lavorava osservava passare i video su MTV. Il confronto tra la vita agiata e lussuosa degli artisti e la sua non poteva che provocare un ulteriore senso di rabbia, di frustrazione e di ingiustizia sociale.
Money for nothin’ and chicks for free (Soldi facili e pollastrelle facili)
sono paragonate alla vita dura degli operai che
We got to install microwave ovens / Custom kitchen deliveries / We got to move these refrigerators / We got to move these colour TVs (Dobbiamo installare forni a microonde / Consegne di cucine su misura / Dobbiamo spostare questi frigoriferi / Dobbiamo spostare queste TV a colori).
Il video che accompagna la canzone, diretto da Steve Barron, con una tecnica innovativa in cui grafica computerizzata e immagini dal vivo della band si fondevano insieme, mostra proprio una serie di operai che trasportano scatoloni in una catena di montaggio, mentre passano davanti ai monitor che imperterriti mandano i video di Mtv.
Con “Money Trees” di Kendrick Lamar, rapper statunitense, e prodotta da DJ Dahi, si cambia totalmente epoca – siamo nel 2012 – e genere musicale – il rap e l’hip-hop. Su una base ritmicamente lenta e cadenzata si sviluppa il canto di una generazione che attraverso il denaro vuole uscire per sempre dalla povertà dei ghetti.
Tutto l’album, intitolato Good kid, m.A.A.d city è come un romanzo di formazione in cui ogni brano musicale è una tappa di vita del cantante che ha vissuto a Compton alle prese con la povertà, la violenza delle bande e le speranze di riuscire a realizzare le proprie aspirazioni. Compton è situata a sud del centro di Los Angeles; nella musica e della cultura pop, la città – per decenni segnata da forti contrasti sociali, povertà e violenza tra gang – è diventata un simbolo globale di rivendicazione sociale grazie ad artisti come gli N.W.A , Dr. Dre, Snoop Dogg e, appunto, lo stesso Kendrick Lamar.
Mediante un fitto intreccio di giochi linguistici e immagini urbane, il brano offre una cruda testimonianza della giovinezza di Lamar, segnata dal disagio sociale. La narrazione diventa sempre più una sferzante critica sociale rivolta al materialismo contemporaneo.
Il ritornello presenta il bivio, la scelta della strada da prendere:
It go Halle Berry or hallelujah / Pick your poison, tell me what you doing / … / And I been hustling all day, this-a-way, that-a-way / Through canals and alleyways, just to say / Money trees is the perfect place for shade and that’s just how I feel
O Halle Berry o alleluia / Scegli il tuo veleno, dimmi cosa stai facendo / … / E ho sbrigato faccende tutto il giorno, da una parte, dall’altra / Tra canali e vicoli, solo per dire / Gli alberi dei soldi sono il posto perfetto per stare all’ombra ed è proprio così che mi sento.
“Halle Berry”, all’epoca star all’apice del suo successo hollywoodiano, simboleggia la strada verso il materialismo, bellezza e mondanità oppure l’“Alleluia”, espressione di una salvezza spirituale. Il contesto suburbano inclina –
E ho sbrigato faccende tutto il giorno, da una parte, dall’altra / Tra canali e vicoli,
– e spinge ad uscire da una vita di povertà riponendo completamente il proprio essere nella sicurezza del denaro: Gli alberi dei soldi sono il posto perfetto per stare all’ombra ed è proprio così che mi sento.
Ma questa strada è contornata da violenza e sangue, proprio quella delle gang suburbane:
Dreams of living life like rappers do (Sogno di vivere come i rapper) ma ricorda come proprio suo zio sia stato ucciso da due colpi di pistola Back to reality, we poor, ya bish (ya bish, ya bish) / Another casualty at war, ya bish (ya bish, ya bish) / Two bullets in my Uncle Tony head. (Ritorno alla realtà, siamo poveri, / Un’altra vittima di guerra, / Due proiettili nella testa di mio zio Tony)
Nel mondo rap il denaro è il sigillo in qualche modo di essere riusciti ad uscire dal sottosuolo, dalla condizione di povertà. Sembra che non ci possa essere spazio per la trascendenza (o Halle Berry o Alleluia… tertium non datur…). E quale scelta fare se nasci e vivi in un ghetto?
Anche gli artisti italiani hanno affrontato attraverso le proprie canzoni il tema del denaro. Intrisa di ironia e con una musica scanzonata in stile reggae è “Monetine” (2008), di Daniele Silvestri, rielaborazione di ‘Il pozzo dei desideri’, canzone presente su ‘Sig. Dapatas”. Nel brano è descritto il sogno (ma anche la drammatica dipendenza) di vincere alla lotteria o concorsi affini:
Io smisto monetine da gettare in fondo a un pozzo / O da grattare sulla patina dorata di un concorso a premi multimiliardari. Il desiderio più grande è di “sbancare il banco” con un colpo di fortuna e che permetta di godersi tutti i soldi vinti: Se vinco mi compro una casa in collina / Una macchina buona e tre casse di rum / Se vinco da bere per tutti / Tequila bum-bum! Non esiste una progettualità, un’idea di reciprocità, di altruismo, ma solo l’illusione di salvarsi con il denaro della vincita: Una moneta / Per cortesia / Una moneta e dopo vado via!
Solo nell’ultima strofa vediamo un intervento dell’autore che augura la vincita alle persone più sfortunate o che hanno intrapreso un viaggio in cerca di fortuna (o sono stati costretti): Milioni di monete per il sogno di una terra dopo il mare / Per chi malgrado tutto continua a navigare.
“Soldi” del cantante Mahmood, con la quale vinse il Festival di Sanremo 2019, è un brano autobiografico che parla dell’importanza degli affetti familiari e di come spesso i soldi il denaro possa rovinare le relazioni e sostituirsi all’affetto.
Con uno stile musicale che potremmo definire urban, fatto di elettronica, rap e pop, Mahmood ci riporta ad atmosfere moderne con accenti mediterranei, portando il suo mondo culturale nella musica (il cantante ha madre italiana e padre egiziano).
Ed è proprio il padre il grande assente nella vita del cantante e il dubbio che l’unico interesse che aveva erano i soldi:
Tu dimmi se / Pensavi solo ai soldi soldi / Come se avessi avuto soldi. In maniera opposta alla canzone “Money Trees”, il contesto urbano per Mahmood non diviene il luogo da fuggire attraverso il denaro, bensì mediante gli affetti familiari, come dice l’incipit del brano: In periferia fa molto caldo / Mamma stai tranquilla sto arrivando.
La ricerca ossessiva del denaro provoca isolamento, distanza e distacco e mette in discussione gli affetti familiari come possiamo anche vedere dal celeberrimo esempio del tradimento di Gesù da parte di Giuda per trenta denari. E lo stesso Mahmood nella canzone afferma con una metafora: Tradire è una pallottola nel petto. Un colpo al cuore non ha possibilità di redenzione perché uccide, non lascia speranza e allontana definitivamente.
L’analisi di questi brani rivela come il denaro non sia soltanto uno strumento di scambio, ma possieda una forza gravitazionale capace di spostare l’asse dei valori umani, oscillando tra il desiderio di riscatto e il delirio di onnipotenza dato dall’avere a discapito dell’essere.
In definitiva, la musica — proprio come la storia e la letteratura — ci insegna che il “prezzo” del denaro non è mai quello impresso sulla moneta, ma quello che paghiamo in termini di umanità, integrità e relazioni. Che si tratti di trenta denari d’argento o di un successo da classifica su MTV, la sfida resta la medesima: evitare che la ricerca dell’ “ombra” sotto l’albero dei soldi finisca per oscurare e ottenebrare definitivamente la luce della dignità umana.





