“Money makes the world go round” cantava Liza Minnelli in “Cabaret”, musical pluripremiato ambientato durante la Repubblica di Weimar.
Non è vero, a meno che non si commetta il solito errore di credere che il mondo sia solo quello abitato dagli esseri umani. Ma facciamo finta che non ci sia altra specie sulla Terra. Il denaro non ha comunque la stessa età dell’Uomo e nemmeno quella dell’Homo Sapiens. Non sappiamo chi sia stato il primo ad aver creato il denaro condannando a una morte lenta il baratto, ma soprattutto non sappiamo chi ha dato al denaro tutta questa importanza per cui già nell’antica Roma l’imperatore Vespasiano che aveva tassato la raccolta delle urine pare abbia fatto notare al figlio Tito che “pecunia non olet” (dove, per inciso, pecunia deriva da pecus, pecora, animale non noto per il suo profumo ma comunque vera fonte di ricchezza per una società nata da pastori come quella dell’Urbe, prima di darsi un tono ellenico e arrivare guidare il mondo mediterraneo). Il denaro a quel tempo non era nemmeno così tanto collegato allo stipendio, o come dicevano sempre i Latini al salario (che deriva appunto da sale, pura ricchezza per chi non ha ancora inventato i frigoriferi e i freezer per conservare a lungo termine il cibo).
Pecunia non olet, non ha proprio odore, eppure per la Chiesa Cattolica dei primi secoli, vera erede dell’Impero Romano, il denaro era lo “sterco del diavolo”, quindi quanto di più basso possa essere creato dal maligno.
Eppure poco dopo, l’Italia del basso Medioevo, oltre ad aver creato le basi per le più grandi opere artistiche umane dei secoli successivi, creò anche le banche, per gestire l’esplosione dei mercati e dei commerci che si espandeva travolgente. Lì nasce l’idea del capitale e il denaro inizia ad essere quello che poi conosciamo oggi nel capitalismo esasperato poi dalla mentalità calvinista/anglosassone fino ad oggi dominante, ovvero la misura di tutte le cose: altro che l’uomo rinascimentale, con buona pace di Protagora e Pico.
E quindi arriviamo a oggi, nel mondo della transizione digitale (che è digitale anche nelle relazioni umane). Dove digitale ormai diventa appunto anche il denaro, che comunque continua a rivestire una centralità che si deve praticamente acquisire già dopo aver imparato a parlare e camminare.
A che età ognuno di noi riesce a non essere più come Pinocchio e si rende conto che gli zecchini non crescono sugli alberi?
Forse è esagerato sostenerlo, ma sembra quasi che si diventi adulti quando si coglie il reale valore del denaro e si impara a dargli pertanto la giusta importanza: e a seconda delle vicende personali qualcuno può diventare adulto a 6 anni e qualcuno non lo diventa nemmeno a 90. Nell’ambito biopsicosociale, imparare la gestione del denaro è anche un passo necessario nel processo di emancipazione da alcuni disturbi psichiatrici. Molto più che un banale modo per valutare il mondo, pur se nel nostro mondo del XXI secolo il denaro è il modo per valutare anche l’immateriale, dato che tutto deve essere numerizzato e classificabile, cosicché sia leggibile e confrontabile senza discussioni (eppure l’economia è una scienza inesatta piena di dibattiti e stravolgimenti).
A dare il giusto peso al denaro ci viene in aiuto la vicenda cinematografica di Charles Foster Kane, magnate della stampa del film “Quarto potere” che accumula soldi e potere grandiosi ma in punto di morte proferirà solo la parola “Rosabella”, riferendosi a uno slittino di poco valore economico ma enorme valore affettivo, appunto il simbolo della sua infanzia rubata con l’inizio forzato e anzitempo dell’età adulta.
Anche al di fuori delle vicende letterarie e cinematografiche, la cronaca e l’esperienza ci portano pertanto a dire quindi che i soldi, come si suol dire, non fanno la felicità: al massimo fanno la facilità, la comodità. La quale è condizione né necessaria né sufficiente per la felicità. I soldi aprono le porte del paradiso, ma anche dell’inferno. Con buona pace di Marylin che pare dicesse che era meglio comunque piangere in una Rolls Royce. Ad oggi molti hanno provato a comprare di tutto coi soldi, persino le visualizzazioni e le recensioni digitali. Ma nessuno ha ancora ricevuto l’accredito bancario della felicità.
Grazie ai soldi puoi certamente delegare compiti gravosi o pesanti, e far crescere i tuoi figli orientati su altre problematiche che non siano chiedersi se domani il piatto a tavola ci sarà o no.
Chi scrive ha visto nella propria parabola di vita, dall’infanzia alla prima età adulta come davvero si modificano il pensiero e le preoccupazioni quotidiane con le oscillazioni dell’ISEE. È la legge della piramide di Maslow.
Eppure, non dimentichiamoci, il denaro fa parte della storia dell’Uomo e pertanto lo seguirà: è un fenomeno umano e come tale ha un inizio e, per quanto lontana, avrà anche una fine.




