La Disney Brothers Cartoon Studio compie 100 anni

Il 16 ottobre 1923 un giovane disegnatore di 22 anni, nato in un sobborgo di Chicago, creò – insieme al fratello Roy che vendeva aspirapolveri in California – una compagnia dal nome Disney Brothers Cartoon Studio.
Si chiamava Walt Disney.

Walt era la mente creativa, Roy quella commerciale: connubio perfetto per uno Studio di Animazione in cui i due giovani sperimentavano idee nuove. Forse l’invenzione dei fratelli Lumière, applicata ai disegni di Walt, poteva generare un nuovo linguaggio, addirittura una nuova arte.

Ecco che nel 1928 nasce SteambotWillie, il primo di una serie di cartoni animati che ha come protagonista Mickey Mouse.
Il video è facilmente reperibile su You Tube e ancora sorprende per invenzione felice e freschezza.

L’idea di Mickey Mouse, personaggio che suscitò immediatamente un’inarrestabile simpatia, pare sia scaturita da un’esigenza di Walt che pensava di assomigliare proprio ad un ratto e che, come Mickey Mouse, desiderava essere accettato da tutti.

"Steamboat Willie", regia di Walt Disney e Ub Iwerks - 1928

Accanto al successo commerciale non si devono trascurare le interazioni che Walt Disney ha sperimentato con il mondo delle altre arti.

Per oltre dieci anni la tecnica di animazione è consistita nella sovrapposizione di fogli di celluloide trasparenti collocati su sfondi dipinti. Quindi la macchina da presa riprendeva a velocità i singoli fotogrammi fino a dare l’illusione del movimento.

Nel 1937 Walt Disney inventò una delle più grandi innovazioni nella storia dell’animazione: la Multiplane Camera. Era una macchina da ripresa verticale a piani multipli che permetteva di posizionare animazioni e scenografie a diversi livelli di altezza muovendosi attraverso di essi, carrellando e panoramicando. I fondali su cui si muovono i personaggi non erano più singoli cartoni, ma venivano disegnati a più livelli che, spostandosi con velocità differenti, creavano l’illusione di una profondità inesistente.

Grazie a tale invenzione rivoluzionaria fu prodotto il primo indimenticabile lungometraggio: Biancaneve e i sette nani, primo di una lunga serie.

L’infanzia delle generazioni del dopoguerra di gran parte del mondo è stata arricchita dalla poesia dei film di animazione del grande regista americano, e anche gli adulti sono stati ben contenti di accompagnare i piccoli alla proiezione di Pinocchio, Fantasia, Dumbo, Cenerentola, Bambi… e tanti altri, in totale 61.
Accanto ad essi non sono da dimenticare i 700 corti di animazione e i 250 film non animati come L’attimo fuggente, Pretty Woman, Pirati dei Caraibi.
Cifre approssimative che comunque danno l’idea della grande potenza espansiva e creativa di una casa di produzione cinematografica nata cento anni fa quasi per scommessa, quasi per arrotondare gli scarsi introiti di due ragazzi di Chicago, quasi per dare modo ad un giovane un po’ complessato di affrontare le proprie paure.

Walt muore il 15 dicembre del 1966.

La sua casa di produzione nel 2005 ha acquisito la Pixar (che ha prodotto fino ad oggi 30 lungometraggi) e nel 2009 la Marvel che si attesta nel target dei supereroi.

Le società di Walt Disney hanno costruito nel corso degli anni straordinari parchi di divertimento: in California (1955), in Florida (1961), a Tokyo (1962), nei dintorni di Parigi Eurodisney (1992). Lo store per l’acquisto di oggetti del mondo Disney ha filiali in tutti i paesi del mondo, oltre che sul web.
Da circa 4 anni è entrata di forza nello streaming TV con la Disney+.

Damien Hirst, "Mickey", 2012

Accanto al successo commerciale non si devono trascurare le interazioni che Walt Disney ha sperimentato con il mondo delle altre arti.

Tra queste il magnifico corto Destino dove le immagini sono tratte dall’universo di Salvator Dalì. Igor Stravinsky ha collaborato alle musiche di Fantasia.

I disegni di Walt, in particolare Mickey Mouse, hanno ispirato grandi artisti come Andy Warhol (serie Myths del 1981), Roy Lichtenstein (Look Mickey del 1961), Damien Hirst (mostra del 2017).

Le società nate dal genio di Walt Disney nel corso di 100 anni hanno ottenuto 59 candidature agli Oscar con 26 statuette vinte, 3 vittorie ai Golden Globe e 4 premi Emmy. Eppure la storia di Walt e della compagnia da lui creata, che a lui gloriosamente sopravvive, è stata oggetto di pesanti accuse: razzismo, antisemitismo, sessismo, comportamento antisindacale.

Non è questa la sede dove affrontare la legittimità di tali posizioni, ma di considerare che, forse proprio in conseguenza delle critiche subite, la Disney sta proponendo una rilettura dei vecchi cartoons. Ecco che nel 2019 in Aladdin, remake live action del celebre film di animazione del 1992, Jasmine è diventata intraprendente al punto di collaborare attivamente alla propria salvezza e di rispondere a brutto muso al cattivo Jafar.
Un nuovo destino avrà anche la strega cattiva de La bella addormentata. Malefica, nel remake live action in due tempi – 2014, 2019 – è sempre un’anima malvagia, ma scavando nel passato della sua vita si scopre essere stata una fata buona: il malvagio re Stefano (padre della principessa addormentata) l’ha subdolamente tradita in gioventù tagliandole le ali per appagare la propria ambizione e ottenere il trono. C’è chi ha considerato la mutilazione subita addirittura una metafora dello stupro. Inoltre non sarà il bacio del Principe a risvegliare la bella addormentata che potrebbe non gradire un bacio a cui non ha coscientemente acconsentito.
Già sappiamo che nel prossimo anno comparirà una Biancaneve mulatta in compagnia di sette creature di varia etnia non necessariamente nani. Il tema dell’inclusione razziale aveva già trovato espressione nella principessa indiana Pocahontas (1994) e nella cinese Mulan (1998).
Diciamo pure che le principesse bianche nell’impero di Disney sono ormai diventate minoranza (che fine farà il candore vincente della razza padrona?).

Gli anziani, nel rivedere i cari vecchi miti pesantemente rimaneggiati, talora aggrottano la fronte; i giovani, invece, restano indifferenti. D’altronde le nuove tematiche, nate e cresciute insieme a loro, non possono rivelare il proprio portato innovatore a chi non ha un passato con cui fare i conti.

Insomma, la Walt Disney Pictures si adegua alla rinnovata sensibilità che i tempi impongono, ma non basta. Ecco che nuove critiche si presentano ad ogni svolta.
Ad esempio non tutti i danesi hanno visto di buon occhio la propria leggendaria Sirenetta nei panni dell’attrice statunitense di colore Halle Lynn Bailey.

Però in fondo rimanere al centro di tante polemiche è una prova della costante vitalità che anima la centenaria casa di produzione statunitense e che trova nell’età che avanza nuove motivazioni al rilancio, come ogni vecchio che si rispetti.
Quello che certamente rimane è un meraviglioso mondo di celluloide dove, attraverso una catarsi artistica, la realtà viene letta, sublimata, certamente idealizzata, reinventata, e accettiamo che venga anche distorta.
La Disney tendenzialmente affronta le dinamiche individuali e collettive della realtà filtrandole attraverso l’ottimismo della visione (una stravisione?)

La strega di Biancaneve non scompare, ma non fa più paura.
Un paradiso artificiale? Certamente.
Ma forse è proprio una reazione positiva a …quell’inferno che ci hanno lasciato.

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