“Donne e denaro”

Un rapporto travagliato

N. 1 -

Anno 2026

Michela Calculli, libera professionista impegnata in due macro aree di attività:
– Blogging e web copywriting con esperienza ultra decennale nella produzione di contenuti digitali per il Finance.
– Educazione finanziaria con progetti educativi orientati prevalentemente alla formazione di soggetti fragili (donne, giovani, migranti ecc.) in collaborazione con enti del Terzo Settore.

Il rapporto tra donne e denaro in Italia è ancora oggi segnato da profonde disparità. Non si tratta solo di una questione di reddito o di opportunità lavorative, ma di un vero e proprio credit gender gap. Parliamo di una disuguaglianza sistemica nell’accesso al credito bancario che limita l’autonomia economica femminile e frena lo sviluppo del Paese. I numeri parlano chiaro e raccontano una storia che va oltre le statistiche, toccando la vita quotidiana di milioni di donne.

 

Il credit gender gap:
i numeri che fanno riflettere

Nel 2024, alle donne italiane è stato erogato appena il 19,98% del credito bancario totale, pari a 94 miliardi di euro su un totale di 472 miliardi. Gli uomini, invece, hanno ricevuto il 34,6%, corrispondente a 162 miliardi di euro. Il divario complessivo ammonta a circa 68 miliardi di euro, una cifra che rappresenta non solo una disparità economica, ma anche un’opportunità mancata per l’intero sistema Paese.

La geografia di questo divario è altrettanto significativa. La Campania detiene il record negativo, con le donne che ricevono solo il 16,8% del credito totale contro il 32,1% degli uomini. La Lombardia, regione economicamente più avanzata, si attesta al 16° posto con il 19,08% alle sole donne, quindi sotto la media nazionale. Le regioni con i dati migliori sono la Valle d’Aosta (28,96%), la Sardegna (23,42%) e il Lazio (22,95%), ma anche in questi casi la parità resta un traguardo lontano.

Questa non è una questione esclusivamente italiana.
A livello globale, nel 2024 il 73% delle donne nei Paesi a basso e medio reddito possiede un conto finanziario, ma circa 700 milioni di donne rimangono ancora escluse dall’accesso ai servizi finanziari di base. Solo il 9% delle donne prende prestiti per avviare o gestire un’attività imprenditoriale, e di queste solo la metà riesce ad accedere a fonti formali di credito. Il gap creditizio globale per le imprese gestite da donne è stimato in 1,5 trilioni di dollari dalla Banca Mondiale.

 

Perché accade?
Le radici della discriminazione creditizia

Dietro questi numeri si celano cause complesse e interconnesse. Le banche tendono a richiedere maggiori garanzie alle donne, influenzate da stereotipi culturali radicati che vedono le donne come soggetti economicamente meno affidabili. Questa percezione distorta si traduce in procedure più complesse e in una minore propensione a concedere credito.

A complicare ulteriormente la situazione contribuiscono fattori economici strutturali:

  • redditi femminili mediamente inferiori a quelli maschili;
  • lavoro part-time molto più diffuso tra le donne (32% contro l’8% degli uomini);
  • patrimoni immobiliari intestati a donne limitati rispetto a quelli maschili.

 

Tutto ciò limita l’accesso non solo ai mutui, ma anche ai prestiti personali, creando un circolo vizioso di esclusione finanziaria.

C’è però un dato che fa ben sperare.
Secondo l’Osservatorio di Qualis, nel 2024 si è registrato un aumento del 31% nelle erogazioni di mutui a donne con un alto loan-to-value, cioè superiore all’80% del valore dell’immobile. Si tratta di un tasso di crescita superiore a quello degli uomini (+26%), segnale di un crescente progresso verso una maggiore indipendenza economica femminile. Tuttavia, la disparità nella distribuzione degli acquisti resta evidente: gli uomini continuano a superare le donne nel numero di compravendite, con una percentuale del 57% contro il 43% delle donne.

 

Le domande che dobbiamo farci

Per comprendere davvero la portata di questo fenomeno, dobbiamo porci alcune domande fondamentali. Quante donne hanno mai chiesto un finanziamento o un mutuo da sole, senza coinvolgere un partner o un familiare maschio? Quali ostacoli percepiscono quando pensano di chiedere un prestito? Spesso emergono la paura del rifiuto, la mancanza di garanzie sufficienti, stipendi ritenuti insufficienti e, non ultimi, gli stereotipi che ancora permeano il settore creditizio.

Un altro aspetto cruciale riguarda la gestione familiare delle finanze.
Chi gestisce principalmente le finanze in famiglia? E soprattutto, chi prende le decisioni sull’indebitamento?
Queste domande ci portano a riflettere su dinamiche di potere e autonomia decisionale che vanno oltre il semplice accesso al credito.

Infine, un tema delicato ma essenziale: quante donne hanno firmato come garanti per i debiti di un marito, partner o familiare? E quante erano davvero consapevoli dei rischi connessi a tale scelta? Cosa significa, concretamente, indipendenza economica? E quanto è importante l’educazione finanziaria per raggiungerla?

 

Comprendere l’indebitamento:
strumento o trappola?

L’indebitamento non è di per sé né positivo né negativo, è neutro.

Si tratta di uno strumento finanziario che permette di raggiungere obiettivi che richiedono risorse immediate, come l’acquisto di una casa, l’investimento nell’istruzione o l’avvio di un’attività imprenditoriale. Si tratta di un contratto basato sulla capacità di rimborso futura, che richiede pianificazione e consapevolezza.

La distinzione fondamentale è tra indebitamento sano e sovraindebitamento.
L’indebitamento è considerato sano quando le rate sono sostenibili rispetto al reddito disponibile, generalmente non oltre il 30-40%. Il problema sorge quando si manifestano determinati segnali di allarme, quali:

  • l’utilizzo di nuovo credito per pagare debiti esistenti;
  • la difficoltà a pagare le rate mensili;
  • il ricorso a prestiti informali.

 

L’indebitamento diventa problematico in seguito a eventi come la perdita di lavoro o la riduzione del reddito, spese impreviste legate alla salute o alla famiglia, l’accumulo di più finanziamenti senza una pianificazione adeguata, o tassi di interesse eccessivamente elevati. La chiave per evitare di cadere nella spirale del sovraindebitamento è la consapevolezza e la pianificazione accurata delle proprie finanze.

 

Il sovraindebitamento:
riconoscerlo per prevenirlo

Il sovraindebitamento è definito legalmente come lo stato di crisi o di insolvenza del debitore che non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni. Si verifica quando le uscite superano stabilmente le entrate, quando diventa impossibile pagare regolarmente i debiti con le risorse disponibili, e quando si assiste a un accumulo progressivo di debiti non gestibili.

Esistono segnali di allarme precisi che è importante riconoscere tempestivamente:

  • pagamento solo del minimo sulle carte di credito;
  • richiesta di nuovi prestiti per pagare quelli vecchi;
  • ritardi nei pagamenti di utenze, affitto o rate;
  • stress costante legato alle finanze;
  • evitamento delle telefonate dai creditori.

 

L’impatto del sovraindebitamento va ben oltre la sfera economica. Le conseguenze psicologiche e sociali includono ansia, depressione, problemi relazionali, isolamento sociale, riduzione della qualità di vita e un profondo senso di vergogna. Quest’ultimo aspetto va combattuto con l’informazione: il sovraindebitamento non è una colpa morale, ma una situazione che può capitare a chiunque e per la quale esistono soluzioni concrete.

 

Donne e debiti nel contesto familiare:
rischi nascosti

Il tema del sovraindebitamento femminile assume contorni particolarmente delicati nei contesti matrimoniali. Il regime patrimoniale scelto dalla coppia ha conseguenze dirette sulla responsabilità per i debiti, e spesso queste implicazioni non sono pienamente comprese al momento della scelta.

In regime di comunione dei beni, i creditori possono aggredire i beni della comunione anche per debiti personali di uno solo dei coniugi. Entrambi i coniugi rispondono dei debiti contratti per le necessità familiari, anche se il contratto è stato firmato da uno solo.

In regime di separazione dei beni, in linea di principio ciascun coniuge è responsabile solo dei propri debiti. Tuttavia, esiste un’eccezione importante: i debiti contratti nell’interesse della famiglia ricadono su entrambi in regime di responsabilità solidale, come nel caso di un mutuo cointestato anche se l’immobile è intestato a uno solo dei coniugi.

Un alert cruciale riguarda la firma come garante o fideiussore.
Quando si firma come garante del coniuge per un prestito, ci si impegna a pagare le rate se il debitore principale non è più in grado di farlo.
Le conseguenze possono essere devastanti.

 

Strumenti pratici per proteggersi

Prima di firmare come garante

È fondamentale valutare attentamente la reale capacità di rimborso del debitore principale. Bisogna comprendere che la responsabilità è piena e solidale: il creditore può rivolgersi direttamente al garante senza prima escutere il debitore principale. È possibile considerare di negoziare una garanzia limitata che tuteli i beni personali, legata solo a determinati beni. E soprattutto non bisognerebbe mai firmare sotto pressione o per senso di colpa.

Gestione patrimoniale consapevole

Anche in regime di comunione dei beni, è consigliabile mantenere conti bancari separati e investimenti individuali. Se il coniuge ha attività imprenditoriali rischiose, va seriamente valutata l’opzione della separazione dei beni. È importante documentare la provenienza dei propri redditi e risparmi, per tutelare il patrimonio personale.

In caso di separazione o divorzio

I debiti contratti in comunione legale devono essere divisi in parti uguali. Se uno dei due ex coniugi non può pagare, i creditori possono richiedere l’intero importo all’altro. È quindi essenziale verificare con precisione quali debiti sono rimasti in capo a chi e tutelarsi legalmente.

 

Le soluzioni normative:
la legge sul sovraindebitamento

L’ordinamento italiano offre strumenti concreti per affrontare il sovraindebitamento attraverso il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, aggiornato al 2024. Queste procedure sono accessibili a consumatori, imprenditori agricoli, start-up innovative e piccoli imprenditori sotto determinate soglie di fatturato e debiti.

Piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore

Riservato solo ai consumatori, prevede un piano con importi e tempi definiti per saldare in tutto o in parte i debiti, senza necessità del consenso dei creditori. Non è accessibile a chi ha già ottenuto l’esdebitazione nei cinque anni precedenti o ha causato il sovraindebitamento con colpa grave, malafede o frode.

Concordato Minore

Destinato a imprenditori minori, professionisti e start-up, richiede l’accordo favorevole di creditori che rappresentano almeno il 50% del debito complessivo.

Liquidazione Controllata

Tutti i debitori in sovraindebitamento possono ricorrere alla liquidazione dei loro beni mobili e immobili se non è praticabile la ristrutturazione o il concordato. Ha durata massima di 3 anni e, alla fine, l’esdebitazione è automatica. Il debitore mantiene quanto necessario a una vita dignitosa.

Esdebitazione del Debitore Incapiente

Per chi non ha nulla da offrire ai creditori, nemmeno in prospettiva futura. Può essere utilizzata una sola volta nella vita. La procedura resta aperta per 4 anni, durante i quali se sopravvengono utilità rilevanti che consentono il soddisfacimento dei creditori in misura non inferiore al 10%, c’è l’obbligo di pagamento.

Come accedere alle procedure

Il sovraindebitato deve rivolgersi a un Organismo di Composizione della Crisi (OCC), che nomina un Gestore della Crisi per assistere il debitore. È importante rivolgersi a professionisti specializzati in materia.

Quali debiti sono inclusi

Le procedure coprono debiti verso banche e finanziarie (mutui, prestiti, finanziamenti), fornitori, debiti verso fisco ed enti previdenziali (con alcune eccezioni), e cartelle esattoriali. Non sono estinguibili gli alimenti non pagati al coniuge.

 

Verso l’autonomia economica

Il credito può e deve essere uno strumento di emancipazione economica per le donne, non un ostacolo. La strada verso l’autonomia finanziaria passa attraverso tre pilastri fondamentali: consapevolezza, educazione finanziaria e pianificazione.

Non bisogna avere paura del credito, ma è necessario rispettarlo e comprenderlo. Significa informarsi sui propri diritti, comprendere appieno le implicazioni dei contratti che si firmano, non cedere a pressioni esterne, e sapere che esistono strumenti legali per uscire dalle situazioni di difficoltà.

Il credit gender gap non è una condanna inevitabile, ma una sfida che possiamo affrontare collettivamente attraverso una maggiore consapevolezza, politiche creditizie più eque e un’educazione finanziaria diffusa. Solo così le donne potranno costruire quella vera indipendenza economica che è un diritto fondamentale per ciascuna di noi.

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